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LE ORIGINE DEL SIMBOLO DELLA “APPLE”

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Come per tutte le invenzioni che hanno segnato la storia dell’umanità gli aneddoti relativi alle origini del marchio “Apple” creato dal compianto Steve Jobs sono numerosi. Tantissime sono le leggende che circolano sull’origine del nome e sulla scelta del logo. Ma qualunque sia stata la vera fonte, si è trattato di una scelta decisamente corretta: una parola semplice che rimanda però a centinaia di significati diversi, un logo immediato ma al tempo stesso simbolico: come quello della mela morsicata.

Uno dei più interessanti e suggestivi è quello che riconduce l’origine del simbolo della Apple al grande matematico e padre dello studio dell’intelligenza artificiale, Alan Turing. Dichiaratamente gay, Turing fu condannato e castrato per la sua omosessualità. Ciò comportò l’insorgere di notevoli problemi fisici e mentali che lo condussero al suicidio: nel 1954, infatti, morì mangiando una mela avvelenata con cianuro di potassio. Molti vedono nella morte di Turing il film d’animazione Disney Biancaneve, dove la strega offrì alla principessa una mela avvelenata.

Secondo un’altra delle opzioni più accreditate, l’origine del simbolo della Apple, deriva semplicemente da un aneddoto biografico, risalente al 1975, quando Steve Jobs lavorava presso una piantagione di mele nell’Oregon e diede al suo socio Steve Wozniak, con cui avrebbe poi fondato la società, il soprannome di “Apple”.

Un’altra teoria racconta che Steve Jobs nell’estate rimase conquistato da una copertina di un LP dei Beatles che raffigurava appunto una mela (da cui il nome della casa discografica da loro fondata nel 1968, la Apple Corps). Altri affermano che, probabilmente, l’origine del simbolo della mela, così come il nome Apple, sarebbe un tributo alla storica casa discografica Apple Records, sempre dei Beatles, gruppo molto amato da Steve Jobs e da lui ritenuto il massimo modello di business. Così, infatti, Steve Jobs parlò di loro: “Erano quattro ragazzi che cavalcavano le tendenza degli altri ed erano bilanciati tra loro. E il totale è stato superiore alla somma delle parti. Grandi cose nel mondo degli affari non sono mai fatte da una sola persona, sono fatte da un team di persone“.

Qualcun altro afferma che il simbolo della mela sia riconducibile alla mela della conoscenza newtonche da Adamo ed Eva, attraverso le nebbie dei tempi, arriva alla mela di Isaac Newton.

Questa teoria ha origine dal fatto che il primo logo di Apple raffigurava Isaac Newton seduto sotto il famoso albero di mele, dove, secondo la leggenda, il famoso fisico e matematico ebbe l’ispirazione che lo portò poi a formulare la teoria sulla legge di gravità. L’abbondanza dei dettagli dell’illustrazione la rendevano difficilmente riproducibile su un calcolatore. Per questo motivo venne applicata solo sull’Apple I. 

Un altro tra i primi loghi della società americana fu la mela colorata con i toni dell’arcobaleno invertiti, risalente al 1977. Questo marchio nacque dalla fantasia di Rob Janoff che lo creò per fare un favore a Regis McKenna, suo datore di lavoro e amico di Steve Jobs. Si racconta che Janoff per cercare un’ispirazione si recò in un supermercato dove acquistò un sacchetto di mele. Tornato a casa, le tagliò, le posizionò sul tavolo e iniziò ad osservarle. Dalle mele tagliate Janoff creò una semplice mela monocromatica con un morso, sicuramente più economica e facile da stampare.

apple cromata

Il logo venne presentato a Jobs che, però, desiderava qualcosa di più “colorato”. Il grafico quindi prese il logo e aggiunse le bande colorate secondo la sua ispirazione del momento.

Di qui, anche i colori dell’arcobaleno di uno dei primissimi simboli della Apple: il fascio di luce scomposta.

Come abbiamo visto le teorie e le storie sono numerosissime. Dunque continuiamo a raccontarle.

Nel momento in cui furono messi in commercio Apple I e Apple II il simbolo della mela morsa venne immediatamente abbinato allo lo slogan BITE THAT APPLE. Il morso aveva un duplice significato, rappresentava la conoscenza (nella Bibbia la mela è il frutto dell’albero della conoscenza) ma richiamava anche il linguaggio del mondo dell’informatica, “morso” in inglese si traduce come “bite”, la cui pronuncia è molto simile a quella di “byte”. Il logo risultò particolarmente indicato alla filosofia dell’azienda, perché riusciva a compendiare principi come il desiderio e la conoscenza.
Un’altra leggenda, sicuramente più futile, narra che nel periodo della fondazione della Apple, Steve Jobs si fosse appena convertito al vegetarismo, ed il suo frutto preferito fosse proprio la mela.
Infine si racconta che si scelse di utilizzare come logo, e nome dell’azienda, la mela per far comprendere ai clienti che utilizzare prodotti della Apple fosse facile come mangiare una mela.

Si dice anche che Steve Wozniak, socio e amico di Steve Jobs, avesse scelto il nome Apple anche per farla risultare tra le prime aziende nella lista nell’elenco telefonico.

Lo spot che ha fatto la storia degli anni ’90 e che in un’unica frase racchiude la filosofia Apple, fu la prima geniale idea di Jobs quando fece ritorno a Cupertino, per risollevare le sorti della sua azienda che lui stesso aveva creato e da cui era stato licenziato dieci anni prima.

L’occasione di sentire la voce del fondatore di Apple, celebrare genio e follia insieme, voglia di uscire dagli schemi per cambiare le cose, è  offerta da una pubblicità inedita e mai andato in onda su nessuna TV.

In italiano lo spot era stato doppiato da Dario Fo:
Questo film lo dedichiamo ai folli. Agli anticonformisti, ai ribelli, ai piantagrane, a tutti coloro che vedono le cose in modo diverso. Costoro non amano le regole, specie i regolamenti e non hanno alcun rispetto per lo status quo. Potete citarli, essere in disaccordo con loro; potete glorificarli o denigrarli ma l’unica cosa che non potrete mai fare è ignorarli, perché riescono a cambiare le cose, perché fanno progredire l’umanità. E mentre qualcuno potrebbe definirli folli noi ne vediamo il genio; perché solo coloro che sono abbastanza folli da pensare di poter cambiare il mondo lo cambiano davvero“.[1] (Steve Jobs, 1997)

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LA MELA

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Fin dai tempi più remoti l’uomo ha attribuito un valore simbolico ai diversi frutti. La mela racchiude in sé vari significati molto complessi e coinvolgenti.

Nella Grecia antica la mela rappresentava la fecondità. Gli sposi infatti, durante la cerimonia, erano soliti compiere un gesto scaramantico: mangiare insieme una mela. Si pensava che questo gesto avrebbe favorito la fertilità di coppia.

Nella religione Cristiana il significato della mela si fa più controverso, con una sfumatura negativa, dato che nella Genesi la mela rappresenta l’elemento attraverso il quale l’uomo commette il peccato.

In Europa la mela del paradiso, ovvero dell’albero della conoscenza del bene e del male, è simbolo della tentazione e del peccato originale.

Nelle immagini raffiguranti il primo peccato originale della coppia primordiale, Adamo ed Eva, un serpente tiene tra le fauci la mela tentatrice, sebbene i testi parlino solo di “frutti”.

 MELA

 Immagini della natività mostrano il Bambin Gesù che afferra una mela; egli prende sensibilmente su di sé i peccati del mondo. Anche le mele che si appendono all’albero di Natale posso essere interpretate in modo analogo come auspicio di quel ritorno in paradiso, reso possibile dalla nascita di Cristo.

Ma, contrariamente a quanto si crede, il destino dell’umanità non fu legato ad una mela: infatti nel racconto biblico della Caduta la “mela” non è mai citata. Anzi, la Genesi non nomina mai il “frutto proibito”; né altrove nella Bibbia viene descritto quale frutto fu colpevolmente mangiato dai nostri progenitori nell’Eden. Anche per quanto riguarda il tipo di albero, nessuna specificazione; tranne quella relativa alle sue virtù: Albero della Conoscenza del Bene e del Male. [1]

Al posto della mela sono stati individuati, nel tempo, altri frutti che potrebbero rappresentare il “frutto proibito”. I fichi potrebbero essere gli indiziati più probabili, dal momento che proprio le foglie di fico furono utilizzate da Adamo ed Eva per realizzare quello che è stato definito il primo indumento della storia.

Ma allora perché la mela si è guadagnata, nella tradizione cristiana, questa pessima fama di frutto del peccato?

All’origine dello stretto legame tra la mela e il male c’è forse una erronea traduzione del termine malum. Per svariati secoli molti cristiani hanno utilizzato la lingua latina, e in latino malum può significare entrambe le cose: “male” e “mela”. Gli artisti del Medioevo, poi, dovendo raffigurare la prima donna che coglie il frutto proibito, considerarono la mela (rossa, tonda e succosa) perfetta per raffigurare il frutto della tentazione.

Ormai nell’immaginario collettivo la mela (o pomo) viene automaticamente associata al peccato di Adamo ed Eva. Tale associazione è ben radicata anche nella nostra tradizione linguistica: si pensi al “pomo d’Adamo” in anatomia. E non deve meravigliare il fatto che perfino un ottimo dizionario come lo Zingarelli possa tranquillamente affermare, riguardo il frutto proibito: “il pomo che, secondo la narrazione biblica, Adamo non doveva mangiare”.

Come si è già accennato, il sapore dolce e allettante della mela la portò ad essere associata alla seduzione del peccato, anche a causa della similitudine tra le parole latine malus e malum cioè cattivo, malvagio. Per questo motivo, nell’arte barocca, la morte è rappresentata con uno scheletro che tiene spesso in mano una mela: il prezzo del peccato originale è la morte.

In ambito profano la mela, per via della sua forma sferica, funge da simbolo cosmico, infatti in molti dipinti sia imperatori che re tengono in mano, oltre allo scettro, anche una mela regale che rappresenta il mondo. In epoca cristiana il suo posto fu preso dalla croce, e questa è la ragione per cui il simbolo astronomico della Terra è un cerchio con una croce sovrapposta.


[1] (cfr. Genesi 2,9.17; 3,6.22).

 

IL SERPENTE

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Fin dai tempi più antichi l’uomo è stato incuriosito dalla natura e dalle cose che lo circondano, principalmente quando queste sono “diverse” o sembrano “strane” ai suoi occhi; probabilmente è per questa ragione che la figura del serpente, come vedremo, è stata oggetto, sia nel bene che nel male, di ogni genere di leggenda, entrando a far parte del patrimonio culturale della maggior parte delle grandi civiltà del mondo antico, divenendo oggetto di culto, di studio e di mito.

Graficamente il serpente è una linea. Ma è una linea vivente che può prendere la forma di tutti gli ambienti che lo circondano, la cui flessibilità consente gli atteggiamenti più inaspettati. Ciò spiega come il simbolismo del serpente sia naturalmente doppio: esso rappresenta la carezza e la sorpresa. Sono questi i significati con i quali entra a far parte del linguaggio iconografico di tutti i popoli del mondo: esso esprime da un lato l’idea della sessualità e dell’incantamento, dall’altra della sottigliezza, dell’astuzia. Dunque un duplice significato (sensualità creatrice e malvagità diabolica) che ritroviamo in tutte le culture, dalle più antiche a quelle più sviluppate. [1]

Il serpente ha avuto un ruolo nella cultura umana molto tempo prima del Medioevo o dell’epoca dei Romani. Troviamo tracce di culti ofitici in tutto il mondo, in tutte le epoche.

Simbolicamente il serpente passa attraverso la parte negativa del mondo e, si rigenera nel massimo grado della positività, divenendo il sole, donatore di vita. Questa rigenerazione, comune anche ad altre religioni, è probabilmente la trasposizione mitologica di un evento biologico tipico di tutti i rettili: l’esuviazione (o muta), durante la quale il serpente, crescendo, perde completamente la pelle vecchia, lasciandola appesa a un ramo o a una roccia, mostrando una nuova pelle, più lucida e bella.

Questo evento naturale, che ha luogo regolarmente durante la vita di ogni rettile, ha spesso portato a credere le antiche civiltà nell’immortalità del serpente e nella sua continua rigenerazione.

Nella simbologia della religione egizia questo rettile ha un significato di grande importanza.ureo L’ureo rappresenta un simbolo di magnificenza e di rispetto: esso era infatti una parte del copricapo indossato dai grandi sovrani egizi ed era costituito da una statuetta che raffigurava un cobra eretto, spesso d’oro, che era posato sulla fronte di chi lo indossava, conferendogli supremazia e rispetto agli altri.

 

La leggenda del serpente piumato non fu proprio degli antichi egizi, anche le popolazioni precolombiane veneravano una divinità a metà fra l’uccello e il serpente. Si tratta del dio Quetzalcóatl, e la civiltà è in particolare quella degli Aztechi. Biologicamente parlando questa divinità altro non era che l’unione di due specie animali a quel tempo piuttosto comuni nel territorio occupato dagli Aztechi e ora in via di estinzione: il quetzal, uccello dotato di lunghe piume verdi sulla coda, venerato dagli Aztechi come incarnazione temporanea del loro dio, era stato “fuso insieme” con il boa costrittore, grosso serpente sudamericano.

quetzalcoatl

Simbolicamente, invece, Quetzalcóatl rappresenta il connubio indissolubile tra terra e cielo, tra naturale e divino, tra bene e male. Esso è infatti allo stesso tempo un dio sanguinario, al quale molte vittime umane vennero sacrificate, e donatore di vita. Il serpente piumato, per gli Egizi come per gli Aztechi, rappresenta inoltre il contatto con il mondo dei morti e anche per questo rappresenta un simbolo da rispettare e venerare.

Spostandoci dalle Americhe all’Asia, patria di un’infinita varietà di religioni, notiamo che il serpente ha avuto anche qui il suo posto nella mitologia e nella simbologia religiosa.

In India, nonostante da sempre nelle risaie muoiano ogni anno decine di persone a causa VISHNUdel morso dei serpenti, la divinità creatrice Vishnù, nell’iconografia classica è rappresentato seduto su un enorme serpente e con il capo attorniato da diversi cobra col cappuccio aperto.

Questo animale per gli indiani è sempre stato in stretta connessione con le divinità (nel buddismo infatti, secondo la tradizione, un cobra si pose sulla testa del Buddha in meditazione per coprirlo dai raggi del sole roventi) e soprattutto è in parte custode della conoscenza, ed è perciò un’entità da rispettare e onorare.

La religione cinese ha le stesse origini dell’Induismo e del Buddismo e, nella sua simbologia, compare da sempre il dragone, spesso anche dotato di piume. Il drago cinese è senza dubbio un’ulteriore accentuazione della figura del serpente, che in questo caso viene considerato antropicamente: esso rappresenta un simbolo propiziatore atto ad allontanare influssi maligni. È probabile che l’usanza del drago sia derivata dall’esigenza di “confortare” la popolazione cinese ai tempi delle grandi invasioni da occidente di Unni e Tartari, fornendo così un simbolo ancora più “potente” del normale serpente.

Al serpente è stato attribuito un valore mistico-religioso anche nelle civiltà europee. Molto STATUEconosciute sono ad esempio le statuette votive cretesi della dea che stringe nelle mani due serpi. Nella tradizione minoica il serpente è un elemento positivo e propiziatore, nonché un simbolo di fertilità legato alla sfera della simbologia di tipo sessuale (il serpente rappresenta, per i cretesi come per gli indiani, un simbolo fallico).

Nell’antica Grecia questo animale è, allo stesso tempo, simbolo di positività (abbinato spesso alla medicina) e di negatività, come è testimoniato dall’affresco nella “Casa dei venti” a Pompei, dove il piccolo Ercole è ritratto mentre uccide delle vipere, davanti allo sgomento degli adulti.

Per gli antichi Romani invece il serpente era riconducibile, in particolare, a una divinità, Esculapio, considerato il custode della medicina. In più, ai Romani non era sfuggito il fatto che i serpenti sono esperti predatori di topi e ratti, e perciò erano soliti ospitare un serpente nelle loro abitazioni, ponendo così fine al problema della piaga dei roditori.

Possiamo dunque affermare che la figura del serpente nelle religioni antiche fu contraddistinta da un fortissimo aspetto di ambivalenza. Esso viene temuto per la sua velocità e per il suo veleno, molto spesso mortale. Nel contempo però vengono conferite a questi rettili capacità divine, molto spesso positive, il serpente quindi entra a far parte della religione come simbolo propiziatore e donatore di fertilità.

Così come esso è legato al mondo degli inferi, contemporaneamente fa parte del mondo solare, offre la vita ma anche la morte, conferisce autorità e ispira sicurezza in un popolo fragile ed indifeso, può uccidere con il veleno ma, proprio con questo si possono realizzare antidoti e medicine potenti.

Questa ambivalenza dei serpenti fu però rimossa dalla religione cristiana, dalla quale questi rettili ricevettero un’accezione puramente negativa, a partire dal serpente tentatore del paradiso terrestre, per continuare poi con la serpe infernale che porta sul dorso l’anticristo, rappresentando l’oscurità, il pericolo.

Questa interpretazione negativa di questi animali può essere considerata come una evoluzione o involuzione della religione cristiana. Secondo l’Antico Testamento Mosè innalza il serpente al cielo e Dio chiederà a lui di essere “innalzato” così come il serpente, dimostrando dunque che la figura di questi rettili era ben diversa da quella attuale.

Sempre tramite la Bibbia, si ha testimonianza di un culto ofidico anche nell’antica religione ebraica, all’interno della quale questi rettili, raffigurati come serpenti di bronzo, rappresentavano sia il bene che il male; l’adorazione del serpente di bronzo fu però estirpato dalla religione ebraica tramite la distruzione completa dei templi a esso dedicati.

Nella religione cristiana il serpente è divenuto il simbolo tipico di Satana. Tale attribuzione si riferisce al racconto biblico del Giardino dell’Eden, dove l’uomo e la donna infransero la legge di Dio. Nella Bibbia esso rappresenta sia l’incarnazione del nemico, come nell’episodio del paradiso, sia il Salvatore crocifisso come nel racconto del “serpente di bronzo” che Mosè pianta nel deserto.

VERGINE

 

 

Maria Vergine viene ritratta mentre comprime col piede la testa di un serpente, una raffigurazione che rappresenta la sconfitta del peccato.

 

Una serpe in un calice sta ad indicare che la bevanda è avvelenata. L’invidia, i cui pensieri sono maligni poiché si ciba di carne di serpente, ha anch’essa questo animale come simbolo. Un serpente con la testa di donna rappresenta l’inganno. Nella mitologia greca la donna che al posto dei capelli aveva dei serpenti era Medusa.

MEDUSA

Minosse, colui che giudica le anime dell’inferno, avvolge la coda di serpente attorno al proprio corpo un numero di volte corrispondente al cerchio infernale di destinazione del dannato. Ercole, neonato, uccide due serpenti a mani nude, da adulto ucciderà l’Idra. Il serpente è anche simbolo della prudenza (Matteo, 10, 16: “siate prudenti come i serpenti”) questo significato spiegò anche la connessione del serpente con Minerva, dea della sapienza.


[1] Edouard Urech, Dizionario dei Simboli Cristiani, Arkeios editore, pag. 227

L’ANELLO

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Per la sua forma senza inizio né fine l’anello è, da sempre, simbolo di eternità. Dal latino “anulus”, diminutivo di “anus”, derivano l’italiano anello, il francese anneau, lo spagnolo anillo; mentre nelle lingue germaniche (tedesco der ring, inglese ring) deriva da un antico termine alto tedesco hring.

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Fin dall’antichità quest’oggetto è presente nella storia dell’umanità e, ben presto, accentra intorno a sé molti significati simbolici, allacciandosi a motivi magico – rituali o iniziatici. Il cerchio vuoto è da un lato rappresentazione dell’infinito: in moltissime leggende antiche l’anello rende invisibile chi lo indossa.

Perché l’anello è considerato un oggetto magico? Il suo potere affonda negli antichissimi “culti dei fabbri”, in cui l’arte della metallurgia e dello sciamanesimo erano accomunati nel soggiogare le forze ignote del mondo.

Su questa base, già in epoca preclassica, si vedeva l’anello come garante del potere terreno di re e sacerdoti. In questa veste l’anello si legò, nella leggenda, a elementi “misterici” preesistenti, dando origine alle molte varianti dell’anello magico, elemento importantissimo delle narrazioni fantastiche dall’inizio della letteratura ai giorni nostri.

Il cerchio simboleggia la perfezione e l’immagine dell’autorità. Gli anelli vengono considerati come amuleti di potere, di forza, di divinità, di indipendenza e di sicurezza. Secondo la leggenda, possono anche essere talismani magici che donano, a coloro che li indossano, proprietà soprannaturali, tanto da diventare invisibili.

L’origine degli anelli magici è tutt’oggi sconosciuta. Gli antichi egizi e gli ebrei incidevano sugli anelli parole o frasi magiche. L’anello rappresenta anche la difesa, la protezione ed il controllo. In alcune antiche culture è stato riscontrato che l’anello possedeva la capacità di legare la connessione tra mente e corpo. L’anello è simbolo d’integrità, unità, e di vincolo (soprattutto del matrimonio). “Nella mitologia greca si narra come Zeus permise ad Eracle di liberare Prometeo  a condizione che quest’ultimo portasse un anello di ferro a cui era incastonato un frammento di roccia del Caucaso, al quale era incatenato, affinché si compisse simbolicamente il castigo imposto”[1].

Durante il Medioevo si incidevano anelli con formule magiche che venivano considerati come amuleti del popolo contro le malattie. Alcuni anelli erano ornati con pietre preziose: ad esempio i soldati nell’antichità portavano un anello ornato con un diaspro rosso, pietra associata al sangue, per evitare la morte e la perdita di sangue dovuta alle gravi ferite.

Presso gli antichi Romani portare un anello al dito era un diritto regolato dalla legge, ed un segno onorifico: lo Stato riconosceva questo diritto come ricompensa di imprese belliche. Con il passare del tempo divenne l’emblema di un ambasciatore, poi il sigillo di un potere politico ed infine di una classe sociale. Un po’ alla volta quest’oggetto divenne il simbolo della proprietà, soprattutto quando si iniziarono ad usare gli anelli a sigillo. Fu infine simbolo della ricchezza, della libertà, o semplicemente di un impegno preso, del quale si teneva a mostrare il segno. Con il tempo divenne poi un semplice ornamento. Queste abitudini vennero acquisite anche dalla Chiesa. Nel IX secolo l’anello era divenuto il segno dell’autorità episcopale. Nel XII secolo un anello matrimoniale era dato alle vergini cristiane nel giorno della loro consacrazione religiosa.

Solo dopo il XV secolo si parla dell’”anello piscatorio”, anello pontificale sempre spezzato alla morte del Papa, chiamato così perché rappresenta l’effige dell’apostolo Pietro mentre pesca con la rete.

ANELLO PISCA

L’anello con sigillo su cui sono incisi simboli, come l’anello indossato dal Pontefice, ha la facoltà di autenticare i documenti e giustificare le rivendicazioni di proprietà. In età medievale l’anello è simbolo del fidanzamento (nodo) e del matrimonio. Gli anelli spezzati simboleggiano le promesse rotte, il loro smarrimento, secondo la credenza popolare, annuncia una disgrazia. Ai moribondi l’anello veniva sfilato per facilitare il loro distacco con la vita terrena.

Grande importanza era attribuita durante l’alto medioevo agli anelli-gioiello, perché ad essi era legata una benedizione o una maledizione. G.A. Böckler nel 1688 scrive: “più volte nei blasoni si vedono anelli il cui significato è l’onore, la fedeltà e l’infinita fermezza. Quando un subalterno riceve un anello da un principe, ciò è segno di una grazia infinitamente grande; qualcosa di analogo riferisce Aristotele, secondo il quale i Cartaginesi conferivano ai loro ufficiali tanti anelli quante erano le vittorie che essi avevano conseguito sul nemico, il che quindi significa che anticamente l’anello doveva essere, com’è ancora, un segno di nobiltà”. [2]


[1] Cecilia Gatto Trocchi, Enciclopedia Illustrata dei Simboli, Gremese Editore, p. 38

[2] Böckler G.A., Ars Heraldica. Das ist: Hoch-edle Teutsche Adels-Kunst, Nürnberg 1688

IL BASTONE

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Innumerevoli volte vi sarà capitato di passeggiare in un bosco e decidere di prendere un bastone per aiutarvi nel percorso. Sicuramente avrete avvertito una strana sensazione, qualcosa che vi ha trasmesso sicurezza e al contempo vi connetteva con madre natura. Quel gesto ha origini lontane.

Per farvi comprendere meglio tutto ciò vi basti pensare a due esempi : la bacchetta magica di Harry Potter non è niente altro che un bastoncino, il grande Gandalf de “Il signore degli anelli” ha in mano un bastone che lo aiuta a muoversi e all’occorrenza a difendersi. Dunque se la prossima volta vi capiterà di andare in un bosco e raccogliere un bastone, per un attimo potreste diventare mago, pellegrino, eremita o semplice essere umano in connessione con l’universo …

IL SEGNO DEL COMANDO

Nel corso dei secoli il bastone del pastore, nella religione cristiana, è diventato il simbolo del potere vescovile: lo possiamo trovare lungo, ricurvo a gancio nella parte superiore. Il bastone è considerato l’accessorio del pellegrino, con una duplice funzione: di sostegno e di arma da difesa. Numerosi religiosi e monaci ne fanno uso, particolarmente durante i loro lunghi viaggi.

Il bastone è dunque considerato come il simbolo del maestro, per il fatto che il maestro è generalmente più anziano dei suoi allievi e quindi più facilmente può averne bisogno, questo perché spesso il maestro è costretto a viaggiare per divulgare il suo insegnamento. Nel corso della storia troviamo tanto Buddha quanto Gesù come tanti altri maestri e filosofi che hanno viaggiato e si sono spostati molto per diffondere la loro cultura e i loro insegnamenti.

Spesso al bastone sono stati attribuiti poteri magici o miracolosi. Mosé utilizza il  bastone donatogli da Dio, tramutandolo in serpente, per cercare di persuadere il faraone a lasciar partire il popolo ebreo, e proprio grazie a questo bastone dividerà le acque del Mar Rosso e libererà il suo popolo dalla schiavitù.

MOSE

Fin dai tempi più remoti le streghe usano il bastone per mescolare le proprie ricette magiche nel pentolone, ma anche per volare: secondo alcune leggende  volano sopra una scopa, secondo altre a cavallo di un bastone. Si può dire che la scopa è un modo pratico per mimetizzare un bastone stregato in ambiente domestico.

IL SIMBOLISMO DEL BASTONE    

Da segno di potere a strumento magico, da simbolo di un’autorità ricevuta dall’alto a ramo in fiore, da verga del pastore a verga del profeta, il bastone si trova nei testi biblici con diverse funzioni e significati simbolici.

Il simbolo del bastone è stato, fin dai tempi di antichi, considerato come simbolo iniziatico di “terzo stadio”, ossia al ruolo di “maestro” che ci riconduce all’anzianità. Troviamo raffigurazioni con il bastone nelle mani dei saggi e dei maghi, esso ricopre dunque un ruolo fondamentale, non è inteso come arma ma più come un simbolo di “sostegno” morale e fisico. Colui il quale ha bisogno di un bastone per camminare significa che è giunto a un’età tale da motivare anche una saggezza derivata dall’accumulare degli anni. Possiamo quindi dedurre che il bastone nodoso ci rimanda ad un ruolo di antichità mentre il bastone pastorale ci riporta al simbolo di “guida” spirituale. Infatti questo tipo di bastone lo troviamo  nelle mani del Sommo Pontefice della Chiesa Cattolica di Roma, in quanto egli è il rappresentante di Dio in terra, quindi il “pastore”; ruolo riservato a Gesù Cristo, guida spirituale della religione cristiana.

BASTONE

Il bastone rappresenta dunque lo stadio finale di un percorso che comporta una  crescita iniziatica.

Ma, nelle varie raffigurazioni, il bastone è anche nelle mani dei maghi e degli stregoni. Se prendiamo in considerazione l’aspetto fantastico possiamo notare  come nelle storie antiche il cavaliere è sempre abbastanza giovane dato che si ha bisogno di una disciplina di alcuni anni per imparare a combattere correttamente con una spada. Il mago, al contrario, è sempre molto anziano, e questo perché per avere una corretta padronanza della magia è necessario uno studio di moltissimi anni, quasi che a volte non basta una vita intera. Il simbolismo del mago è infatti il bastone.

Con il passare degli anni il simbolo del bastone si è evoluto, anche se il suo significato è rimasto intatto, fino ad arrivare a quello che molto spesso troviamo in mano a un sovrano in qual si voglia raffigurazione: lo scettro.

Simbolo di potere e di potenza lo scettro è divenuto pian piano uno strumento indispensabile per ogni genere di sovrano, sia esso un monarca, un imperatore o un faraone.

Dal bastone del pastore, che nell’arte cristiana si riferisce anche a Cristo, ai profeti e ai santi, si svilupparono altri tipi di bastone come quello pastorale dei vescovi e degli abati. I bastoni che esprimono comando, come il bastone del maresciallo o lo scettro, sono simboli del potere giuridico e spesso anche giudiziario.

Il simbolo del bastone ha avuto un suo ruolo anche tra le divinità, di ogni religione.

Il tridente ad esempio, nella mitologia greca è riconducibile al dio del mare Poseidone tridente(Nettuno per i romani), il quale utilizzavo questa lancia a tre punte come simbolo della sua potenza assoluta tra i mari, mentre nella religione cristiana questo simboleggia la Santissima Trinità.

Prendendo in considerazione le divinità indiane invece, soprattutto il dio della morte, spesso vengono rappresentate con un bastone in segno del potere di giudicare o punire.. Nell’arte figurativa, soprattutto bizantina, gli angeli hanno spesso un lungo bastone in segno della loro funzione di messaggeri.

LA CROCE

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La croce come strumento di supplizio era un’atrocità del mondo romano. In memoria di Cristo, Costantino soppresse questo tipo di esecuzione in favore delle condanne alla pena capitale. È per questo motivo che le prime rappresentazioni della crocifissione di Gesù non appaiono prima del V secolo e, in principio, timidamente.

È solo a partire dal VI secolo che esse si moltiplicano. Poiché la morte di Cristo sulla croce costituiva un elemento essenziale della loro fede, i primi cristiani non potevano non parlarne. Molto presto i cristiani trovarono un segno simbolico per designare nel contempo la croce e Cristo. Ripresero il segno che corrisponde all’ultima lettera dell’alfabeto ebraico.

Questo segno aveva la forma di un + o di una x. Tracciandolo sulla fronte ci si faceva il segno della croce. È dunque questo segno che il battezzatore tracciava sulla fronte del catecumeno: proprio in tal modo si indicava che costui entrava a far parte del popolo di Dio.

Il segno +, che ricorda una croce, è detto “croce greca”. Quando questo segno è circondato da un cerchio evoca la croce gloriosa e dunque la resurrezione. Questo simbolo di Cristo è specialmente presente in Oriente. Nel mondo latino prevale piuttosto la forma a “croce latina”.

 

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I cristiani egiziani utilizzarono, a partire dal IV secolo, l’ankh, il geroglifico che significava “vita” e che era visibile ovunque, nelle iscrizioni e nelle raffigurazioni dei templi.

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Essi ne fecero il simbolo della croce di Cristo che, trionfante sulla morte, procura la vita eterna ai battezzati. Per la forma che la caratterizza questa croce è detta “ansata” o anche “chiave di vita” per il suo significato e il disegno a forma di chiave.

 

È un simbolo del centro, dell’accordo tra attività e passività, dell’uomo perfetto.

Esistono molte specie di croci, dalle forme ben distinte e che spesso hanno solo un rapporto discutibile o ingannatore con l’emblema cristiano.

Inizialmente potrebbe sembrare che, dal momento in cui il cristianesimo fu praticato liberamente, la rappresentazione delle scene del Calvario dovesse divenire frequente, poiché si trattava di uno dei momenti culminanti della storia di Cristo.

Invece no, perché l’orrore del supplizio della croce era nella memoria di tutti. In numerose occasioni i generali romani non avevano temuto di mettere a morte con questo supplizio centinaia di uomini, e si comprende come questa forma di esecuzione abbia conservato molto a lungo la sua reputazione di infamia.

Bisognò innanzitutto abolire questo supplizio, perché non si poteva riservare questa morte ai traditori e ai peggiori criminali, e, nel contempo, utilizzare questo simbolo su scudi e stendardi.

Ci si era abituati per tanto tempo ad avere soltanto disprezzo verso i crocifissi, che non si poteva da un giorno all’altro avere stima per loro. Ci vollero da tre a quattro generazioni per mutare questo stato d’animo. Si passò quindi dal totale disprezzo all’adorazione più devota: spesso nella storia si passò così da un estremo all’altro.

Si iniziò a mostrare la croce dappertutto: sulla soglia delle abitazioni private e dei templi, sulla sommità delle basiliche, al collo dei fedeli, sulle monete. La si usò per decorare diademi e scettri imperiali.

L’uso liturgico della croce divenne sempre più frequente. Tuttavia bisogna constatare che, nonostante questo sfoggio straordinario della croce come segno di una verità religiosa, l’aspetto storico della crocifissione è stato trascurato per molto tempo.

Solo dopo il Concilio di Caledonia nel 451 si passò dall’immagine rappresentativa del crocifisso al “Crocifisso” stesso, considerandolo una riproduzione della morte di Gesù.

La devozione verso questo simbolo ebbe una tale estensione nell’adorazione popolare che questo oggetto di culto è divenuto il simbolo della Chiesa cattolica.

La croce ha subito nel tempo numerose modifiche e la si può trovare in svariate forme ognuna delle quali ha assunto un significato diverso: la croce ansata, che come si è visto prima era quella usata dagli Egizi.

La croce di Malta, insegna del primo ordine religioso e militare generato dalle Crociate.

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La croce di Sant’Andrea, che fa riferimento proprio alla croce dove venne fatto morire il santo.

La croce uncinata o gammata o meglio conosciuta come “svastica” che stava a simboleggiare la riunione di due elementi.

Svastica

La croce è sempre il simbolo della fede nel messaggio redentore di Cristo crocifisso, ma è anche il simbolo della rassegnazione perché ricorda l’obbedienza di Gesù fino alla morte. Infine, è il simbolo dell’onore, perché tutto il popolo cristiano rende omaggio a colui che è morto sul Calvario. È proprio per onorare un cittadino che lo Stato gli dà una croce, sia essa d’onore, di merito o di guerra.