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LE ORIGINE DEL SIMBOLO DELLA “APPLE”

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Come per tutte le invenzioni che hanno segnato la storia dell’umanità gli aneddoti relativi alle origini del marchio “Apple” creato dal compianto Steve Jobs sono numerosi. Tantissime sono le leggende che circolano sull’origine del nome e sulla scelta del logo. Ma qualunque sia stata la vera fonte, si è trattato di una scelta decisamente corretta: una parola semplice che rimanda però a centinaia di significati diversi, un logo immediato ma al tempo stesso simbolico: come quello della mela morsicata.

Uno dei più interessanti e suggestivi è quello che riconduce l’origine del simbolo della Apple al grande matematico e padre dello studio dell’intelligenza artificiale, Alan Turing. Dichiaratamente gay, Turing fu condannato e castrato per la sua omosessualità. Ciò comportò l’insorgere di notevoli problemi fisici e mentali che lo condussero al suicidio: nel 1954, infatti, morì mangiando una mela avvelenata con cianuro di potassio. Molti vedono nella morte di Turing il film d’animazione Disney Biancaneve, dove la strega offrì alla principessa una mela avvelenata.

Secondo un’altra delle opzioni più accreditate, l’origine del simbolo della Apple, deriva semplicemente da un aneddoto biografico, risalente al 1975, quando Steve Jobs lavorava presso una piantagione di mele nell’Oregon e diede al suo socio Steve Wozniak, con cui avrebbe poi fondato la società, il soprannome di “Apple”.

Un’altra teoria racconta che Steve Jobs nell’estate rimase conquistato da una copertina di un LP dei Beatles che raffigurava appunto una mela (da cui il nome della casa discografica da loro fondata nel 1968, la Apple Corps). Altri affermano che, probabilmente, l’origine del simbolo della mela, così come il nome Apple, sarebbe un tributo alla storica casa discografica Apple Records, sempre dei Beatles, gruppo molto amato da Steve Jobs e da lui ritenuto il massimo modello di business. Così, infatti, Steve Jobs parlò di loro: “Erano quattro ragazzi che cavalcavano le tendenza degli altri ed erano bilanciati tra loro. E il totale è stato superiore alla somma delle parti. Grandi cose nel mondo degli affari non sono mai fatte da una sola persona, sono fatte da un team di persone“.

Qualcun altro afferma che il simbolo della mela sia riconducibile alla mela della conoscenza newtonche da Adamo ed Eva, attraverso le nebbie dei tempi, arriva alla mela di Isaac Newton.

Questa teoria ha origine dal fatto che il primo logo di Apple raffigurava Isaac Newton seduto sotto il famoso albero di mele, dove, secondo la leggenda, il famoso fisico e matematico ebbe l’ispirazione che lo portò poi a formulare la teoria sulla legge di gravità. L’abbondanza dei dettagli dell’illustrazione la rendevano difficilmente riproducibile su un calcolatore. Per questo motivo venne applicata solo sull’Apple I. 

Un altro tra i primi loghi della società americana fu la mela colorata con i toni dell’arcobaleno invertiti, risalente al 1977. Questo marchio nacque dalla fantasia di Rob Janoff che lo creò per fare un favore a Regis McKenna, suo datore di lavoro e amico di Steve Jobs. Si racconta che Janoff per cercare un’ispirazione si recò in un supermercato dove acquistò un sacchetto di mele. Tornato a casa, le tagliò, le posizionò sul tavolo e iniziò ad osservarle. Dalle mele tagliate Janoff creò una semplice mela monocromatica con un morso, sicuramente più economica e facile da stampare.

apple cromata

Il logo venne presentato a Jobs che, però, desiderava qualcosa di più “colorato”. Il grafico quindi prese il logo e aggiunse le bande colorate secondo la sua ispirazione del momento.

Di qui, anche i colori dell’arcobaleno di uno dei primissimi simboli della Apple: il fascio di luce scomposta.

Come abbiamo visto le teorie e le storie sono numerosissime. Dunque continuiamo a raccontarle.

Nel momento in cui furono messi in commercio Apple I e Apple II il simbolo della mela morsa venne immediatamente abbinato allo lo slogan BITE THAT APPLE. Il morso aveva un duplice significato, rappresentava la conoscenza (nella Bibbia la mela è il frutto dell’albero della conoscenza) ma richiamava anche il linguaggio del mondo dell’informatica, “morso” in inglese si traduce come “bite”, la cui pronuncia è molto simile a quella di “byte”. Il logo risultò particolarmente indicato alla filosofia dell’azienda, perché riusciva a compendiare principi come il desiderio e la conoscenza.
Un’altra leggenda, sicuramente più futile, narra che nel periodo della fondazione della Apple, Steve Jobs si fosse appena convertito al vegetarismo, ed il suo frutto preferito fosse proprio la mela.
Infine si racconta che si scelse di utilizzare come logo, e nome dell’azienda, la mela per far comprendere ai clienti che utilizzare prodotti della Apple fosse facile come mangiare una mela.

Si dice anche che Steve Wozniak, socio e amico di Steve Jobs, avesse scelto il nome Apple anche per farla risultare tra le prime aziende nella lista nell’elenco telefonico.

Lo spot che ha fatto la storia degli anni ’90 e che in un’unica frase racchiude la filosofia Apple, fu la prima geniale idea di Jobs quando fece ritorno a Cupertino, per risollevare le sorti della sua azienda che lui stesso aveva creato e da cui era stato licenziato dieci anni prima.

L’occasione di sentire la voce del fondatore di Apple, celebrare genio e follia insieme, voglia di uscire dagli schemi per cambiare le cose, è  offerta da una pubblicità inedita e mai andato in onda su nessuna TV.

In italiano lo spot era stato doppiato da Dario Fo:
Questo film lo dedichiamo ai folli. Agli anticonformisti, ai ribelli, ai piantagrane, a tutti coloro che vedono le cose in modo diverso. Costoro non amano le regole, specie i regolamenti e non hanno alcun rispetto per lo status quo. Potete citarli, essere in disaccordo con loro; potete glorificarli o denigrarli ma l’unica cosa che non potrete mai fare è ignorarli, perché riescono a cambiare le cose, perché fanno progredire l’umanità. E mentre qualcuno potrebbe definirli folli noi ne vediamo il genio; perché solo coloro che sono abbastanza folli da pensare di poter cambiare il mondo lo cambiano davvero“.[1] (Steve Jobs, 1997)

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