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LA TORCIA

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La torcia è, per gli standard moderni, una tecnologia piuttosto antiquata, essendo stata soppiantata dall’energia elettrica più di un secolo fa. Per i nostri antenati, tuttavia, la torcia rappresentò la luce e la vita per migliaia di anni, simbolicamente, raffigurava l’immortalità e l’illuminazione eterna. È sempre stato considerato un simbolo molto positivo nell’inconscio collettivo.

AMOCO

Una tra le immagine più note è la torcia olimpica. La torcia olimpica è la fiaccola di Prometeo, colui che donò il fuoco agli uomini.

Prometeo fu colui che rubò il fuoco a Zeus e ne fece dono a tutti i mortali. Zeus lo punì severamente per il crimine commesso.

Secondo il mito Prometeo fu sottoposto ad un’atroce condanna: legato  ad una roccia solitaria, ogni giorno un’aquila gigantesca gli divora il fegato, il quale ricresce di notte per essere mangiato di nuovo il giorno successivo.

La Statua della Libertà è un altro simbolo imponente, la donna rappresentata nella statua tiene in mano una torcia enorme. Quando è posta sopra la testa, una torcia simboleggia la vita e la forza rigenerante della fiamma. Molte università e college, nei loro emblemi, utilizzano questo simbolo. Si pensi che in Inghilterra nella prima metà del XX secolo, venne utilizzata una torcia come cartello stradale per indicare una scuola, che è un luogo di illuminazione della mente e dello spirito.

Per gli antichi Greci il fuoco era un qualcosa di sacro, utilizzavano torce nei loro rituali notturni e nei maggiori eventi sportivi, che avevano un connotato quasi religioso (le olimpiadi).

La fiaccola è dunque un simbolo positivo, raffigura la vita e l’illuminazione della nostra anima, un significato molto profondo che è stato sfruttato dalle corporazioni nel tentativo di influenzare i consumatori.

La torcia è, per gli standard moderni, una tecnologia piuttosto antiquata, essendo stata soppiantata dall’energia elettrica più di un secolo fa. Per i nostri antenati, tuttavia, la torcia rappresentò la luce e la vita per migliaia di anni, simbolicamente, raffigurava l’immortalità e l’illuminazione eterna. È sempre stato considerato un simbolo molto positivo nell’inconscio collettivo.

Una tra le immagine più note è la torcia olimpica. La torcia olimpica è la fiaccola di Prometeo, colui che donò il fuoco agli uomini.

prometeoPrometeo fu colui che rubò il fuoco a Zeus e ne fece dono a tutti i mortali. Zeus lo punì severamente per il crimine commesso.

Secondo il mito Prometeo fu sottoposto ad un’atroce condanna: legato  ad una roccia solitaria, ogni giorno un’aquila gigantesca gli divora il fegato, il quale ricresce di notte per essere mangiato di nuovo il giorno successivo.

La Statua della Libertà è un altro simbolo imponente, la donna rappresentata nella statua tiene in mano una torcia enorme. Quando è posta sopra la testa, una torcia simboleggia la vita e la forza rigenerante della fiamma. Molte università e college, nei loro emblemi, utilizzano questo simbolo. Si pensi che in Inghilterra nella prima metà del XX secolo, venne utilizzata una torcia come cartello stradale per indicare una scuola, che è un luogo di illuminazione della mente e dello spirito.

Per gli antichi Greci il fuoco era un qualcosa di sacro, utilizzavano torce nei loro rituali notturni e nei maggiori eventi sportivi, che avevano un connotato quasi religioso (le olimpiadi).

La fiaccola è dunque un simbolo positivo, raffigura la vita e l’illuminazione della nostra anima, un significato molto profondo che è stato sfruttato dalle corporazioni nel tentativo di influenzare i consumatori.

LA SOCIETA’ MODERNA E L’APPROPRIAZIONE INDEBITA DI SIMBOLI

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Esistono due forme espressive di linguaggio: linguaggio diretto e linguaggio indiretto. Nel linguaggio diretto prevale l’uso della parola e si ha dunque un’immediata comprensibilità. Il linguaggio indiretto, invece, è espressivamente più ricco, ma anche più controverso e quindi fraintendibile. Entrambi sono molto importanti, poiché sono forme di comunicazione complementari. Il linguaggio indiretto, in particolare, non esprime un solo significato, ma al suo interno ne comprende molti, e comporta un’interpretazione delle metafore e dei simboli di cui è composto. Infatti, il simbolo è un artefatto comunicativo, ed è considerato non per quello che è di per sé, ma per quello che è in grado di rappresentare.

Oggi i segnali non verbali sono una forma di comunicazione alternativa, fungono da sostegno al messaggio diretto. Le movenze di una persona, il modo di gesticolare, l’intonazione della voce, ed altri fattori risultano avere una grande importanza. La costruzione del discorso, i colori e i suoni, contribuiscono a rendere il messaggio più agevolmente percepibile. L’originalità , lo stile, la logica dell’argomento persuasivo e la pertinenza sono fra i fondamentali “strumenti” di persuasione legati all’oratoria. Infine, hanno un grande rilievo, sempre parlando di persuasione, la semplicità, la brevità concisa ma efficace, del messaggio stesso. Ad esempio gli slogan pubblicitari, gli aforismi, le sentenze sono costituiti da frasi ricche d’idee e soprattutto sintetiche, orecchiabili e coinvolgenti, destinate a rimanere impresse nella mente, e, quindi, a persuadere la persona al quale sono rivolti.[1]

In una delle scene iniziali de “Il Codice Da Vinci”, quando entra in scena il protagonista professor Robert Langdon, risulta immediatamente comprensibile quanto il simbolismo sia un elemento trainante della storia, quanto un simbolo, una colomba piuttosto che una croce uncinata, assuma un valore che va oltre la sua concezione fino a rappresentare ideali astratti come la pace o un progetto politico.

La società di oggi purtroppo va ad una velocità tale che spesso si fa fatica a riconoscere e caratterizzare i vari simboli che ci scorrono davanti ed è molto facile cadere in errore. La svastica o croce uncinata, ad esempio, che come abbiamo già visto fu adottata dal Terzo Reich durante i terribili anni della seconda guerra mondiale: per molti rappresenta la tristezza e il buio che caratterizzò quel periodo dominato da Hitler ma, in realtà, è un simbolo di prosperità e fortuna, adottato da alcune civiltà antiche tra cui i Greci. In questo caso è avvenuta una vera e propria appropriazione indebita di un simbolo e una modificazione criminale del significato storico dello stesso per piegarlo ad un ideale sicuramente meno nobile.

Nella società odierna ci sono numerosi di questi esempi, anche se meno drammatici, alcuni casuali, altri voluti, altri ancora erroneamente associati a un qualcosa cui in realtà sono lontani anni luce.[2]