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LA SCRITTURA GEROGLIFICA

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Il nome della scrittura geroglifica degli Egizi deriva dal greco ἱερογλυφικός e deve la sua origine alla credenza che questo tipo di scrittura fosse usato principalmente dagli Egizi per fini sacri, ἱερός significa “sacro” e il verbo γλύφω  significa “incidere”.

L’origine della scrittura geroglifica fu concomitante a quella cuneiforme anche se mantenne, a differenza di quella cuneiforme, una raffigurazione pittorica dei simboli. Questo principalmente perché gli Egizi usavano come base per scrivere il papiro e non l’argilla.

Durante il suo sviluppo, la scrittura geroglifica venne leggermente influenzata da quella sumerica, ma la sua evoluzione avvenne in modo del tutto originale. I simboli utilizzati erano propri del mondo egizio e, al contrario della scrittura sumerica, quella egizia venne ben presto usata per scrivere.

La forma della scrittura geroglifica, usata principalmente per essere esposta pubblicamente, non era la scrittura della vita quotidiana. Per questo motivo gli Egizi svilupparono due forme di scritture, la ieratica e la demotica[1]. Così come i Sumeri, anche loro utilizzavano segni che stavano a significare oggetti (pittogrammi) ed altri che indicavano suoni (fonogrammi).

Fin dal principio gli Egizi collocavano delle lettere, ovviamente diverse dalle nostre, e le utilizzavano correttamente in combinazione con gli altri caratteri. Essi avrebbe potuto utilizzare da subito un tipo di scrittura alfabetica ma decisero di non rinunciare a quella vasta gamma di geroglifici di cui disponevano.

Ogni parola della scrittura egizia era composta da tre diverse parti: i fonogrammi o segni fonetici che indicavano la corretta pronuncia, il pittogramma che raffigurava l’oggetto in questione, ed infine il determinativo che suggeriva l’argomento trattato. La scrittura geroglifica era quindi una scrittura mista.

Questo tipo di scrittura venne utilizzato da questo sorprendente popolo per quasi 4.000 anni.

La scrittura geroglifica, rimase per lunghi secoli indecifrata e quasi simbolicamente ignota. La svolta ci fu nel 1799 quando a Rosetta, (l’odierna Rashid) nel delta del Nilo, venne rinvenuta una stele trilingue, con lo stesso testo tradotto in tre differenti grafie: greco, demotico e geroglifico. Poiché il greco era allora conosciuto fu grazie a questa stele e al vigoroso lavoro dell’archeologo e egittologo francese Jean-François Champollion che si poté finalmente giungere, nel 1822, ad una prima decifrazione di un testo geroglifico.


[1] Ignace J. Gelb, Teoria generale e storia della scrittura, 1993

I PRIMI SEGNI

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Agli inizi, il messaggio delle incisioni nelle caverne era comprensibile a tutti. I graffiti, o pittogrammi, potevano essere decifrati da qualsiasi individuo. Questa scrittura nascente si limitava a descrivere, o meglio, rappresentare un evento. I pittogrammi erano in grado di trasmettere solo concetti elementari come l’uccisione di una preda, quanti cacciatori avevano partecipato alla spedizione o quali animali erano stati catturati. Ma non si poteva dedurre quanto tempo avevano atteso i cacciatori prima dell’agguato o a quale distanza si trovava la caverna dal territorio di caccia.

Le immagini della scrittura pittografica, che potevano essere comprese da chiunque, preannunciano lo sviluppo del linguaggio. La differenza tra le lingue e le rappresentazioni grafiche è che quest’ultime sono basate su un “linguaggio” universale, ossia un’immagine di un animale era comprensibile a tutti, mentre le lingue orali no. La capacità di produrre parole per comunicare si sviluppò dalla capacità di trasformare le immagini, e quindi i simboli, in parole.

Si passa gradualmente dalla descrizione di oggetti alla comunicazione di concetti cognitivi, siamo alle origini della successiva divulgazione di idee attraverso suoni: l’alfabeto. Dai pittogrammi dell’era glaciale si sviluppò la scrittura ideografica, che nacque in Cina intorno al 2500 a.C.

L’ideogramma è un disegno molto stilizzato, corrispondente ad una parola, ma per poter rendere tutti gli elementi di una lingua occorrono numerosi segni, tanti quante sono le parole esistenti. Si intuisce subito che questo è sistema molto complesso da utilizzare e difficile da apprendere.

Il manifestarsi della necessità di una scrittura giunge quasi contemporaneamente dall’Oriente dal momento che molti dei documenti più antichi sono stati scritti dai Sumeri, Egizi e Accadi. « Le prime testimonianze scritte risalenti alla fine del IV millennio sono una forma mista di ideogrammi ed elementi fonetici e comprovano già una forma superiore della scrittura che deve essere stata preceduta da una scrittura puramente ideografica ».[1]

I pittogrammi sono stati indubbiamente all’origine di tutte le scritture. L’analisi dei vari percorsi che hanno condotto una lingua verso una sua rappresentazione grafica ci ha consentito di individuare due categorie principali: scritture figurative e scritture alfabetiche. La prima tipologia include tutte quelle scritture che non hanno subito variazioni significative nel tempo, ma che anzi hanno conservato gli antichi pittogrammi, anche se stilizzati, nel corso dei secoli. Una prova ne è la scrittura cinese. Nella seconda categoria, invece, troviamo tutte quelle scritture i cui segni si sono modificati fino ad arrivare a segni unicamente fonetici, le cui linee si sono sempre più trasformate e modificate nel tempo fino ad arrivare all’alfabeto latino.


[1] Károly Földes-Papp, Dai graffiti all’alfabeto: la storia della scrittura, Jaca Book, 1985