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LA GIOCONDA

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Chi di noi riesce a guardare il volto della Gioconda – l’opera d’arte più famosa al mondo – senza interrogarsi sul significato di quel misterioso sorriso?GIOCONDA

Capolavoro d’eccellenza di Leonardo, il dipinto noto come Monna Lisa presenta numerosi elementi già visti in altri ritratti precedenti alla prima decade del Cinquecento, fra cui l’ampio e serpeggiante paesaggio, la scelta della mezza figura vista di tre quarti, la posizione delle mani davanti il busto così come il sorriso appena accennato. La minuziosa resa dei dettagli, la delicata sovrapposizione di velature di luce, grazie alle quali prende vita quell’ambientazione atmosferica caratteristica, chiamata sfumato, fanno di questo dipinto un’opera del tutto eccezionale; ma ci sono due interrogativi che da sempre acuiscono il fascino del dipinto: chi è la donna ritratta e per quale motivo sorride?

 

Possiamo affermare che il primo interrogativo è ormai risolto. L’inventario del Salaì, allievo di Leonardo, si riferisce a questo ritratto come “La Gioconda”, letteralmente “donna sorridente”. A metà del Cinquecento Vasari lo definisce un ritratto della Monna Lisa, moglie del ricco mercante fiorentino Francesco del Giocondo (“monna” è un diminutivo usato a quel tempo per indicare “madonna” ossia signora) recentemente è stato scoperto un appunto ai margini di un’edizione delle Epistulae ad familiares di Cicerone scritto, nell’ottobre del 1503, dall’ufficiale fiorentino Agostino Vespucci, che conferma l’identità precisa della donna: si tratta di Lisa di Antonio Maria Gherardini.

 

Leggendo l’annotazione di Vespucci sorge l’interrogativo sul possibile completamento dello sfondo in una data più tarda, successiva al ritorno dell’artista a Milano. Lo scenario ha scarsa somiglianza con lo scenario toscano, presenta invece numerosi parallelismi con gli studi leonardeschi di picchi rocciosi alpini. A prima vista l’associazione tra la donna e il paesaggio alle sue spalle sembrerebbe alludere a un vincolo di carattere feudale tra la persona ritratta e la terra, ma un’analisi più approfondita suggerisce un legame più generico tra la figura femminile e la natura incontaminata.

L’identificazione certa della donna ritratta fa luce sul perché essa sorrida. Come nei dipinti di Ginevra de’ Benci e La Dama con l’ermellino, nell’immagine della Monna Lisa, in questo caso, l’enigmatico sorriso vuole evocare un gioco di parole intorno al nome della ritratta. Più velatamente, l’espressione è un indicatore della sua posizione sociale. Il sorriso ha un’aria familiare ma non esuberante. Attraverso questi dettagli il ritratto comunica un’impressione generale di naturalità, ma anche di modestia e grazia. Da una dama dell’aristocrazia o comunque legata al mondo della corte ci si aspetterebbe un atteggiamento differente e, in effetti, gli altri ritratti di Leonardo trasmettono un senso alquanto diverso.[1]

L’enigmatico sorriso ha alimentato numerose leggende, tra cui una di origine ottocentesca che vedrebbe nella donna una femme fatale con cui Leonardo avrebbe avuto una relazione. Il furto del dipinto nel 1911, le caricature dell’opera fatte da Marcel Duchamp e da altri artisti ma soprattutto l’uso ricorrente di questa immagine nella pubblicità moderna hanno contribuito ad accrescere la fama di questo dipinto misterioso.


[1] Rebecca Tucker, Paul Crenshaw, Paul Daverio, Simboli e Segreti:Leonardo, Rizzoli editore, p. 250

IL BASTONE

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Innumerevoli volte vi sarà capitato di passeggiare in un bosco e decidere di prendere un bastone per aiutarvi nel percorso. Sicuramente avrete avvertito una strana sensazione, qualcosa che vi ha trasmesso sicurezza e al contempo vi connetteva con madre natura. Quel gesto ha origini lontane.

Per farvi comprendere meglio tutto ciò vi basti pensare a due esempi : la bacchetta magica di Harry Potter non è niente altro che un bastoncino, il grande Gandalf de “Il signore degli anelli” ha in mano un bastone che lo aiuta a muoversi e all’occorrenza a difendersi. Dunque se la prossima volta vi capiterà di andare in un bosco e raccogliere un bastone, per un attimo potreste diventare mago, pellegrino, eremita o semplice essere umano in connessione con l’universo …

IL SEGNO DEL COMANDO

Nel corso dei secoli il bastone del pastore, nella religione cristiana, è diventato il simbolo del potere vescovile: lo possiamo trovare lungo, ricurvo a gancio nella parte superiore. Il bastone è considerato l’accessorio del pellegrino, con una duplice funzione: di sostegno e di arma da difesa. Numerosi religiosi e monaci ne fanno uso, particolarmente durante i loro lunghi viaggi.

Il bastone è dunque considerato come il simbolo del maestro, per il fatto che il maestro è generalmente più anziano dei suoi allievi e quindi più facilmente può averne bisogno, questo perché spesso il maestro è costretto a viaggiare per divulgare il suo insegnamento. Nel corso della storia troviamo tanto Buddha quanto Gesù come tanti altri maestri e filosofi che hanno viaggiato e si sono spostati molto per diffondere la loro cultura e i loro insegnamenti.

Spesso al bastone sono stati attribuiti poteri magici o miracolosi. Mosé utilizza il  bastone donatogli da Dio, tramutandolo in serpente, per cercare di persuadere il faraone a lasciar partire il popolo ebreo, e proprio grazie a questo bastone dividerà le acque del Mar Rosso e libererà il suo popolo dalla schiavitù.

MOSE

Fin dai tempi più remoti le streghe usano il bastone per mescolare le proprie ricette magiche nel pentolone, ma anche per volare: secondo alcune leggende  volano sopra una scopa, secondo altre a cavallo di un bastone. Si può dire che la scopa è un modo pratico per mimetizzare un bastone stregato in ambiente domestico.

IL SIMBOLISMO DEL BASTONE    

Da segno di potere a strumento magico, da simbolo di un’autorità ricevuta dall’alto a ramo in fiore, da verga del pastore a verga del profeta, il bastone si trova nei testi biblici con diverse funzioni e significati simbolici.

Il simbolo del bastone è stato, fin dai tempi di antichi, considerato come simbolo iniziatico di “terzo stadio”, ossia al ruolo di “maestro” che ci riconduce all’anzianità. Troviamo raffigurazioni con il bastone nelle mani dei saggi e dei maghi, esso ricopre dunque un ruolo fondamentale, non è inteso come arma ma più come un simbolo di “sostegno” morale e fisico. Colui il quale ha bisogno di un bastone per camminare significa che è giunto a un’età tale da motivare anche una saggezza derivata dall’accumulare degli anni. Possiamo quindi dedurre che il bastone nodoso ci rimanda ad un ruolo di antichità mentre il bastone pastorale ci riporta al simbolo di “guida” spirituale. Infatti questo tipo di bastone lo troviamo  nelle mani del Sommo Pontefice della Chiesa Cattolica di Roma, in quanto egli è il rappresentante di Dio in terra, quindi il “pastore”; ruolo riservato a Gesù Cristo, guida spirituale della religione cristiana.

BASTONE

Il bastone rappresenta dunque lo stadio finale di un percorso che comporta una  crescita iniziatica.

Ma, nelle varie raffigurazioni, il bastone è anche nelle mani dei maghi e degli stregoni. Se prendiamo in considerazione l’aspetto fantastico possiamo notare  come nelle storie antiche il cavaliere è sempre abbastanza giovane dato che si ha bisogno di una disciplina di alcuni anni per imparare a combattere correttamente con una spada. Il mago, al contrario, è sempre molto anziano, e questo perché per avere una corretta padronanza della magia è necessario uno studio di moltissimi anni, quasi che a volte non basta una vita intera. Il simbolismo del mago è infatti il bastone.

Con il passare degli anni il simbolo del bastone si è evoluto, anche se il suo significato è rimasto intatto, fino ad arrivare a quello che molto spesso troviamo in mano a un sovrano in qual si voglia raffigurazione: lo scettro.

Simbolo di potere e di potenza lo scettro è divenuto pian piano uno strumento indispensabile per ogni genere di sovrano, sia esso un monarca, un imperatore o un faraone.

Dal bastone del pastore, che nell’arte cristiana si riferisce anche a Cristo, ai profeti e ai santi, si svilupparono altri tipi di bastone come quello pastorale dei vescovi e degli abati. I bastoni che esprimono comando, come il bastone del maresciallo o lo scettro, sono simboli del potere giuridico e spesso anche giudiziario.

Il simbolo del bastone ha avuto un suo ruolo anche tra le divinità, di ogni religione.

Il tridente ad esempio, nella mitologia greca è riconducibile al dio del mare Poseidone tridente(Nettuno per i romani), il quale utilizzavo questa lancia a tre punte come simbolo della sua potenza assoluta tra i mari, mentre nella religione cristiana questo simboleggia la Santissima Trinità.

Prendendo in considerazione le divinità indiane invece, soprattutto il dio della morte, spesso vengono rappresentate con un bastone in segno del potere di giudicare o punire.. Nell’arte figurativa, soprattutto bizantina, gli angeli hanno spesso un lungo bastone in segno della loro funzione di messaggeri.