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IL SANTO GRAAL E LA FIGURA EMBLEMATICA DI MARIA MADDALENA

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Alcuni best seller internazionali come Il Codice Da Vinci hanno riportato di recente alla luce una questione che la storia sembrava aver inghiottito definitivamente col finire del Medioevo: la leggenda del Santo Graal. Gli autori di questi libri, sfruttando la consistenza simbolica del Graal, pretenderebbero di rimettere in discussione alcuni convinzioni fondamentali sui quali per molto tempo si è basata la civiltà occidentale.

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Cosa si nasconde dietro questo riemergere di una questione che sembrava per lo più costituire un fenomeno letterario relegabile al Medioevo? Quanto c’è di vero e quanto sono affidabili le teorie esposte in questi best seller? Come abbiamo precedentemente visto nel romanzo di Chretièn de Troyes il Graal è un vassoio o una coppa, ma come si è arrivati ad affermare che il Graal sarebbe il sangue reale, derivato dall’unione di Cristo con al Maddalena?

La storia del tesoro difficile da ottenere e della liberazione di un magico incantesimo si intreccia con una leggenda cristiana, poiché in alcuni testi il tesoro da cercare è proprio il calice nel quale Giuseppe D’Arimatea raccolse il sangue di Cristo crocefisso, quello stesso calice che Gesù avrebbe utilizzato nell’ultima cena.

Le origini della leggenda risalgono al poeta francese che compose la sua opera nel 1180. Da un punto di vista storico i testi relativi al Graal fanno quasi pensare a una corrente sotterranea affiorata in un dato momento, ma subito ritrattasi e resasi nuovamente invisibile, quasi come se si fosse avvertito un ostacolo o un pericolo ben preciso. Tali testi si affollano in un breve periodo: nessuno di essi è anteriore all’ultimo quarto del XII secolo e nessuno posteriore al primo quarto del XIII secolo.

Questo periodo corrisponde all’apogeo della tradizione medievale. Dopo un periodo di intensa popolarità dei romanzi e dei poemi del Graal fa seguito un altrettanto singolare oblio: nel corso del XIII secolo, quasi obbedendo a una parola d’ordine, in Europa si cessa di scrivere del Graal. Soltanto nel XIX secolo si riscontrano cenni di risveglio nell’interesse sul tema. Ma la vera scossa che ha riacceso nel periodo più recente l’interesse sul tema provocando polemiche infuocate è costituita da due best seller internazionali: Il Codice Da Vinci di Dan Brown e Il Santo Graal di Baigent, Leigh, Lincoln. In realtà anche una terza opera di rilievo, Il mistero del Sacro Graal di G. Hancock, ha occupato una posizione di primo piano sul campo.

Ma il vero protagonista dell’attuale scenario è senza dubbio il romanzo di Dan Brown; a causa dei suoi contenuti provocatori si sono aperte sui vari fronti roventi polemiche che hanno coinvolto non solo ordini religiosi e chiesa cattolica, ma anche – a causa di un ipotizzato plagio – gli stessi Baigent, Leigh e Lincoln.

La teoria di Baigent, Leigh e Lincoln e Dan Brown riguardo il Santo Graal dice che esso sarebbe il sang real, ossia il sangue reale della ipotizzata una discendenza derivata dall’unione di Gesù con la Maddalena.

Dan Brown ne Il Codice Da Vinci parla del Santo Graal in alcuni capitoli. Nel capitolo 55 del romanzo leggiamo: “… quasi tutto ciò che i nostri padri ci hanno insegnato a proposito di Cristo è falso. Esattamente come le storie del Santo Graal …. Sia la Bibbia sia le solite leggende sul Graal celebrano questo momento come la comparsa del Graal (riferendosi al dipinto di Leonardo da Vinci che appare nel film “l’ultima cena”) … il Santo Graal non è una cosa. In realtà è ….. una persona.”[1]

La teoria centrale de Il Codice Da Vinci è espressa nel capitolo 58 del libro, dove si parla del presunto matrimonio tra Gesù e Maria Maddalena: “Sposandosi con una donna dell’importante Casa di Beniamino, Gesù fondeva due discendenze reali ….” Sophie sentì drizzarsi i capelli. ‘Ma come si è potuto nascondere per tanti. secoli un segreto così importante?’ ‘Buon Dio!’ esclamò Teabing. ‘E’ stato tutt’altro che un segreto! La discendenza reale di Gesù è la fonte della leggenda più duratura che esista, il Santo Graal. La storia di Maria Maddalena è stata gridata dai tetti, per secoli, in tutte le lingue e in ogni genere di metafora …[2]’ ‘E i documenti del Sangreal?’ chiese Sophie. ‘Dovrebbero contenere la prova che Gesù ha avuto la discendenza reale?’ ‘Certo.’ ‘Perciò, l’intera leggenda del Santo Graal riguarda la discendenza reale?’ ‘Proprio alla lettera’ confermò Teabing. ‘Dalla parola Sangreal deriva San Greal, ovvero Santo Graal?… SANG REAL immediatamente Sophie comprese tutto. Sang Real significava, alla lettera, Sangue Reale”.

Come è noto, Dan Brown ha ripreso copiosamente questa storia dagli anglosassoni Baigent – Leigh – Lincoln, che l’hanno espressa nel loro libro Il Santo Graal. Sono nate molte controversie sulla veridicità di questa tesi. Secondo alcuni, i tre scrittori sfruttano l’affinità terminologica saintgréal/sangréal, che è assolutamente casuale e costituisce soltanto una sorta di gioco di parole sul quale non è certo possibile costruire una teoria di tale portata.

L’idea centrale delle opere Il Santo Graal e Il Codice Da Vinci è quindi quella del presunto matrimonio tra Gesù e Maria Maddalena. Da questa unione sarebbe sorta una discendenza che sarebbe segretamente sopravissuta nella storia fino ai giorni nostri; questa discendenza avrebbe realizzato diverse alleanze dinastiche, in particolare coi merovingi, e sarebbe riuscita a sopravvivere e  a mantenere la clandestinità per circa 200 anni.[3]

Tali credenze insite in questa versione della storia cristiana circolarono in tutta Europa durante l’Alto Medioevo e successivamente furono costrette a diffondersi clandestinamente a causa di crudeli torture messe in atto dall’Inquisizione. Ci sono prove del’esistenza della Chiesa alternativa, della “Chiesa del Santo Graal”, rinvenute attraverso testimonianze e simboli presenti in alcune rappresentazioni artistiche e letterarie europee, come pure negli stessi Vangeli del Nuovo Testamento.

Il Vangelo di Giovanni afferma senza lasciare spazio a dubbi che la donna che unse Gesù a Betania era Maria, sorella di Lazzaro. Il nome di Maria Maddalena non viene citato in relazione alla scena dell’unzione, ma è lei che figura nei Vangeli mentre accompagna Gesù sul Calvario e sta ai piedi della croce; secondo la tradizione della Chiesa di Roma, Maria di Betania e Maria Maddalena erano la stessa persona. Ma perché “la Maddalena” fu costretta a fuggire da Gerusalemme? E cosa ne fu della sacra discendenza che portava con sé? [4]

Vi sono prove che ipotizzano che la stirpe reale di Gesù e di Maria Maddalena abbia dato origine alla dinastia dei Merovingi e che il sangue reale circolò nelle vene di questi monarchi di Francia. Il nome Merovingio può essere suddiviso in due sillabe fonetiche da cui si ottengono due parole facilmente riconoscibili: mer e vin, Maria e la vite. In base a questa suddivisione il termine potrebbe quindi alludere alla “Vite di Maria”.

Lo stemma reale del re merovingio Clodoveo era l’iris. Il nome latino dell’iris è gladiolus, o “piccola spada”, e l’iris a tre foglie della casa reale francese è un simbolo maschile. Thomas Inman nella sua opera “Ancient Pagan and Modern Christian Symbolism”[5] svolge una lunga analisi sulla natura maschile del “fiore della luce”. Nel 1653 fu scoperta la tomba del re merovingio Childerico I; all’interno furono trovate trecento api d’oro. L’ape era uno dei simboli della famiglia reale dei Merovingi. Come è noto le colonie di api riconoscono l’ape femmina come regina e monarca e sono quindi colonie matriarcali. Molto probabilmente la decisione di mettere le api d’oro nella tomba fosse stata presa per comunicare che la discendenza reale della famiglia dei Merovingi dalla stirpe di Davide (da cui discende Gesù) era stata trasmessa per via materna da Maria Maddalena, la regina vedova, e sua figlia che, secondo la leggenda, era chiamata Sara.

Il nome Sara in aramaico significa “regina” o “principessa”. Secondo alcuni racconti sappiamo che essa era molto giovane, poco più che una bambina. E’ curioso che un ridente paesino della costa francese ogni anno si celebrava una festa in onore di una giovane ragazza bruna, chiamata Sara. In base alla leggenda la figlia di Gesù, nata dopo la fuga di Maria Maddalena ad Alessandria, avrebbe dovuto avere circa dodici anni al tempo del viaggio verso la Gallia. Lei, come i principi della stirpe di Davide è simbolicamente nera. E la Maddalena, in persona, era il Sangreal, nel senso che lei era il “calice” o la “coppa” che portò nel suo grembo il sangue reale.

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Secondo alcune teorie la discendenza reale di Israele è sopravvissuta alle persecuzione riaffiorando, in ultimo, nei Merovingi d’Europa e nelle casate a essi collegate, che mantennero segrete le loro genealogie per secoli. E’ dunque plausibile che la Prima Crociata (1098) sia stata un tentativo per ripristinare sul trono di Gerusalemme un erede della stirpe di Davide.

 


[1] D.Brown, Il codice da Vinci, Mondadori, Milano 2003, pp. 276.277

[2] Ivi, pp. 292-293

[3] Giuseppe Di Vico, Gesù, La Maddalena e Il Santo Graal, Firenze Atheneum, p. 227

[4] Margaret Starbird, Maria Maddalena e Il Santo Graal, Oscar Mondadori, p.53

[5] Thomas Inman,  Ancient Pagan and Modern Christian Symbolism, New York : J. W. Bouton

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IL MISTERO DEL SANTO GRAAL

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Uno dei miti più affascinanti e longevi di tutta la cultura dal Medioevo in poi è senza dubbio quello del Santo Graal. Innanzitutto resta il mistero della sua natura: è una reliquia? È un calice o una coppa? È una pietra o uno smeraldo? Un libro? Un piatto d’argento? È importante in quanto contenitore o per il suo contenuto? Il piatto e la coppa contengono entrambi del sangue, può essere questo l’elemento più importante, in quanto il sangue è simbolicamente portatore dello spirito?[1].

Il Graal è un simbolo poliedrico che racchiude in sé svariati significati. È considerato un tramite per la divinità e rappresenta la molteplicità della potenza di Dio. Rappresenta la guarigione, la nascita e la rigenerazione.

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“Sir Galahad alla cerca del Graal” di Arthur Hughes (1832-1915)

Nel corso dei secoli quest’oggetto ha assunto svariate forme, calice, pietra, vassoio, ma le sue proprietà di rigenerazione sono sempre rimaste immutate nel tempo. La forma più comune con cui è conosciuto oggi il Graal è quello di un calice o in genere una coppa.

Se prendiamo in analisi gli antichi geroglifici egizi scopriamo che il geroglifico che rappresenta la donna è raffigurato con un pozzo d’acqua. La donna, che è simbolo di sorgente di vita, è legata all’acqua, fonte di vita per eccellenza, ma anche al liquido amniotico: il pozzo d’acqua inteso come grembo materno.

Nell’antico Egitto l’acqua assumeva un significato molto importante. I raccolti erano inevitabilmente legati alla regolarità delle piene del Nilo. Tutto dipendeva dall’acqua. Proprio per questo motivo tutte le grandi civiltà della storia si sono sviluppate intorno a corsi d’acqua: il Nilo, il Tevere, il Tigre e l’Eufrate, l’Indo.

Il Graal è, in qualche modo, collegato a questi antichi miti. Probabilmente non esiste alcuna connessione diretta, ma questi simboli sono universali e portano con sé memoria degli antichi significati. Una delle proprietà del simbolo è quella di rappresentare significati universali a tutti gli uomini e di passare incolume attraverso le generazioni umane assumendo nuovi significati ma conservando gli antichi.

Il significato simbolico del Graal associato all’origine della vita è, senza dubbio,  connesso alla donna e alla sua facoltà di generare la vita. Il Graal contiene questa simbologia femminile, perché è esso stesso che offre la vita. In alcune leggende il Graal è legato alla Lancia sanguinante, simbolo maschile per eccellenza. Il Calice simboleggia la donna, la lancia l’uomo, insieme generano la vita e raffigurano l’atto creatore di Dio. Quale migliore rappresentazione della potenza divina della generazione di una vita dall’unione di un uomo e di una donna.

Il Graal dunque racchiude in sé il principio maschile e femminile. Nella tradizione cristiana c’è un collegamento fra la donna e un “contenitore” nella Litania Lauretana, la Vergine Maria viene descritta come: “Vas sprirituale, vas onorabile, vas insigne devotionis”, ovvero “vaso spirituale, vaso dell’onore, vaso pregiato di devozione”. La Vergine Maria è descritta come un contenitore, il “contenitore” per antonomasia perché ha custodito il Figlio di Dio.


[1] Monika Hauf, La Via del Sacro Graal, Arkeios Edizioni, pag. 9